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Dal 1921 nella parte centrale dell’ Altare della Patria a Roma in piazza Venezia accanto alla pira sta costantemente un picchetto d’onore. I militari italiani sorvegliano la tomba del Milite Ignoto che cadde durante la Grande Guerra. L’Altare della Patria onora il re Vittorio Emanuele II che prese il potere dopo l’unità d’Italia nel 1861 e fu costruito dopo 50 anni.
Dopo il termine delle operazioni militari e dopo aver firmato il trattato di pace a Versailles il generale Giulio Duhet propose di immortalare il sacrificio del soldato. Semplice posizionando al centro dell’Altare della Patria la bara del Soldato Ignoto preso dai campi dove si svolsero le battaglie.
Si scelsero 11 zone dove si svolsero i combattimenti più feroci, dalle fosse scavate si estrassero 11 corpi ignoti e si portarono nella Basilica di Aquileia. La scelta della bara fu affidata a Maria Bergamas di Trieste, nativa di Gradisca d’Isonzo. Quando scoppiò la guerra abitava nella zona appartenente all’impero Austro-Ungarico e suo figlio Antonio fu chiamato alle armi austriache. Egli disertò e combattè dalla parte italiana. Morì nel 1916 sul campo di battaglia. Prima della partenza per il fronte scrisse una lettera alla madre il 27 Giugno 1915:Domani partirò chissà per dove, quasi certo per andare alla morte. Quando tu riceverai questa mia, io non sarò più. Addio mamma mia amata, addio mia sorella cara, addio padre mio. Se muoio, muoio con i vostri nomi amatissimi sulle labbra davanti al nostro Carso selvaggio, cercando di indovinare, se non lo rivedrò, il nostro mare e cercando di rievocare i vostri volti venerati e tanto amati.
La madre non lo vide più. Cadde durante l’attacco al monte Cimone di Marcesina e sepolto al cimitero locale che dopo qualche tempo venne bombardato. Quindi non è stato possibile trovare il corpo di Antonio. Sua madre Maria invitata ad Aquileia girovagò tra le tombe con un mazzo di fiori tra le 11 bare e davanti alla decima si inginocchiò e depose i fiori. Da quel momento Maria Bergamas divenne la madre di tutti i figli d’Italia che sacrificarono la loro giovane vita alla Patria. Da Aquileia la bara dovette raggiunger Roma. Il treno si fermava in tutte le stazioni e la gente lungo i binari lanciava fiori. Questo fu un gesto patriotico. Questa bara era per tutti i famigliari dei dispersi e dei morti al fronte.
Dal 4 Novembre 1921 ogni madre italiana che perse suo figlio in guerra può fermarsi presso la tomba del Milite Ignoto ricordando il figlio amato.
Il poeta Ruocco così descrive questo amore: Sei senza nome: ed ogni madre,ignara,inginocchiata presso la tua bara,singhiozza un nome: il nome di suo figlio.Ai coetanei del soldato Antonio Bergamas che continuarono a combattere spettava la sorte della disfatta di Caporetto.
Il 24 Ottobre 1917 nella pioggia,nella nebbia e nel fango l’armata austriaca sostenuta da quella prussiana circondò i reparti italiani usando anche il fosgene (un gas tossico) e la difesa italiana si ruppe. Gli alti ufficiali impreparati a tutto ciò aspettavano ordini dall’Alto Comando, ma le comunicazioni telegrafiche furono interrotte e i comandanti non sapevano che fare, così gli Italiani si arresero. Coloro che sopravvissero furono mandati in prigionia. Alcuni si ritrovarono in Austria, altri in Prussia. La fame, il freddo e i parassiti furono la sorte dei prigionieri di guerra. La mortalità tra i prigionieri era alta. Luigi Bonizzato così ricorda la distribuzione del cibo:Ecco la costituzione della razione di pane: 9gr di farina di grano,8gr di farina di orzo,10 gr di paglia, 10 gr di ghiande, 230 gr di patate, 100 gr di castagne, 26 gr di acqua, 4gr di carbonato di ammoniaca.
Dopo la disfatta di Caporetto la propaganda italiana fece ricader la colpa sui soldati di prima linea anziché sull’incapacità dei comandanti e la furbizia del nemico. Venivano stampate cartoline ad uso propagandistico di questo tenore:
SOLDATI ITALIANI! Ecco la dura sorte che spetta a chi cade prigioniero. Questa fotografia vi mostra i vostri compagni catturati dal nemico nello scorso autunno, in gran parte derubati dei loro vestiti ed obbligati a costruire le trincee che dovranno contrastare la riconquista delle nostre terre. La fame, gli stenti e la vergogna sono riservati a chi cade nelle mani del nemico!
Le famiglie dei prigionieri furono incolpate e perciò i familiari non cercarono con loro alcun contatto. Una parte dei prigionieri italiani si trovava in Slesia e quando morivano venivano seppelliti nei cimiteri della zona. Finalmente nel 1928 furono seppelliti a Breslau in un cimitero apposito in via Grabiszynska. Probabilmente il governo fascista volle ripristinare la memoria degli eroi e restituì loro il buon nome infangato 10 anni prima. Qualche anno in questo cimitero italiano di Breslavia sulla domba di Ernesto Zanconato apparve la fotografia di una donna anziana con la scritta: Da tua mamma per il figlio finalmente ritrovato
Da allora ogni anno il 4 Novembre a Roma il Presidente della Repubblica pone la corona sulla tomba del Milite Ignoto mentre nel cimitero italiano di Breslavia, a nome dell’Ambasciata Italiana, il Console onorario della Repubblica Italiana depone anch’esso una corona.
Come Maria Bergamas scelse la bara del Milite Ignoto, così il Console cura il cimitero e fa da madrina a quei figli d’Italia che dopo la sanguinosa disfatta di Caporetto morirono in prigionia e le loro madri non poterono mai versare lacrime sulle loro lapidi.Testo e traduzione: Anna Pankowska
