Nel mese di Febbraio abbiamo commemorato il 10° anniversario della scomparsa di Umberto Eco. La sua vasta attività letteraria è per noi uno specchio di vita e la ricetta per migliorarlo.
Umberto era vicino ad ogni lettore: da complicate tesi scientifiche, attraverso i romanzi, gli articoli o i fumetti, tirava fuori le debolezze umane e le ordinava per noi presentandole come una
sceneggiatura di un film. Le sue opere sono molto realistiche e le trame pianificate alla perfezione. La maggioranza della gente lo ha conosciuto come l’autore del romanzo “Il
nome della rosa” e dal film da esso realizzato con protagonista Sean Connery. Nelle interviste egli sottolineava che per i suoi romanzi aveva costruito uno sfondo storico ideale e questo attirava i lettori: dava impulso per pensare ed agire.
Una volta ha acconsentito di scrivere una prefazione ad un libro che parlava della cucina italiana come segno dii simpatia per l’autrice Elena Kostiukovitch. Non si considerava un conoscitore di cucina ma partecipava a degustazioni, vedendo in esse l’amore, la cultura, la tradizione…
Umberto Eco in Polonia
A Lodz Umberto Eco soggiornò all’Andel’s Hotel, un albergo molto bello ubicato nella via più lunga d’Europa. L’albergo è stato ricavato da una ex filanda ed è unico in Europa: in esso si trova arte, design, mattoni, acqua. L’occasione si presentò nel 2015, un anno prima della sua morte, per ritirare la laurea “honoris causa” dell’ Università di Lodz nell’ambito delle celebrazioni
per il 70° anniversario della fondazione dell’Università. Tutto e tutti parlavano di Umberto Eco: Eco-gazzetta, Eco-giochi, Eco vernissage. Umberto era chiamato in ogni circostanza come uno che sapesse rispondere ad ogni quesito, che commentava ogni cosa, perché si era convinti che non esistesse tema a lui sconosciuto. E così quel 70° anniversario girava attorno a Eco e si espandeva la sua celebrità.
In una delle serate Eco cenò al ristorante “Anatewka” famoso per i suoi piatti prelibati: il menù era composto da golompki (involtini di agnello e grano di miglio avvolti in foglie di cavolo cappuccio stufati in brodo di agnello e salsa di funghi gallinacci), scamorza al forno montanara, coscia d’oca alle erbe e chicchi di grano in salsa di ribes e tante insalate come contorno. I cuocchi polacchi con orgoglio hanno proposto la tipica cucina polacca all’illustre ospite. Anatewka è un ristorante famoso a Lodz per le tradizioni della cucina ebraica, frequentato da tante celebrità e da allora il libro degli ospiti possiede anche la firma di Umberto Eco.
Umberto conosceva la Polonia da quando negli anni del comunismo scriveva reportage su “L’Espresso”, dopo il 1968 quando in modo clandestino doveva procurarsi le informazioni e pubblicare sotto pseudonimo. All’epoca partecipò ad un congresso di semeiotica ed in un settimanale pubblicò un rapporto speciale sulla Polonia martoriata di allora.
La Polonia era sempre nel suo cuore per la cultura; era ammiratore della vincitrice del Premio Nobel Wislawa Szymborska che incontrò nel marzo del 2009 nell’Aula Magna Santa Lucia a Bologna: ascoltare le poesie della poetessa gli procurò una grande emozione e durante il discorso celebrativo modificò un versetto per recitare:
Preferisco Wislawa Szymborska
Tornando alla storia di Eco…
Nella prefazione del libro “I segreti della cucina italiana” fece una breve, ma sincera e molto personale descrizione di come l’Italia conquista il mondo con la cucina:
Parlare di “cultura italiana” è imbarazzante così come parlare di “paesaggio italiano” (…). L’orizzonte (…) è sempre limitato a destra da qualche collina e a sinistra da una catena montuosa non tanto alta e lungo la strada si susseguono i paesi uno dopo l’altro (…).
Di seguito in questa premessa Umberto ricorda che basta fare una curva ed il paesaggio cambia mille volte senza spostarsi in un’altra regione. Ricorda che vengono usati diversi dialetti in paesi anche vicini e la cucina rappresenta nel piatto gli svariati paesaggi, i gusti e gli odori diversi.
Si può elencare i tanti ambiti in cui insegnava come professore, scienziato, critico, linguista e la sua scrittura leggera anche su argomenti impegnativi. Dimostrava a tutti che la scienza deve essere ordinata, avere una sua struttura e le fonti sicure. Apprezzava i fumetti sottolineando il loro ruolo nella cultura e nell’arte ed in particolare amava i fumetti americani “Peanuts”. Cercò di avvicinare le giovani generazioni alla lettura apparendo addirittura nel fumetto “Topolino” rappresentato come “Omberto Oco” in una serie di avventure.
Eco proclamava tante volte una verità: chi legge vive tante volte, non solo la propria vita ma anche la vita degli eroi. La sua biblioteca personale conteneva più di un migliaio di libri e gli piaceva frugare tra gli scaffali per cercare un tema per una nuova storia. Nei suoi scritti pubblicisti Eco faceva vedere le verità morali, insegnava cosa non si deve fare per non pagare il futuro a caro prezzo, ammoniva che iltroppo benessere e la mancata disciplina conducono alla caduta. Nella raccolta “Come viaggiare con un salmone” ammonisce coloro che desiderano anche cose contraffatte pur di sembrare importanti. Quando divenne un personaggio pubblico non volle diventare una celebrità. Cercava di evitare i giornalisti; Umberto non aveva segreti ma non voleva permettere che la sua vita privata diventasse preda dei mass-media.
Il messaggio di Eco
Per finire ricordo qualche sua frase rilasciata nel 1991 in una intervista al settimanale “L’Espresso”: Per vedere il mondo com’è, per vedere di più e per poter veramente ammirare il mondo, i libri, la cultura occorre conoscere le lingue. La lingua è unita alla cultura del Paese, ed è difficile entrare nella cultura locale senza conoscere la lingua”, “La lingua dell’Europa è la traduzione”.
Questa ultima frase sottolinea l’identità europea che non si può basare su una lingua sola. Deve esserci dialogo tra le culture e le lingue.


